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Educazione e Riabilitazione del cane – Approcci e Metodi

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In cinofila negli ultimi anni l’approccio al rapporto con il cane, all’educazione e alla riabilitazione ha subito una evoluzione

Dai metodi duri, da “capobranco”, si è passati ai metodi gentili ed infine agli approcci chiamati “cognitivo-relazionale”, “cognitvo-zooantropologico”, “sistemico-relazionale”, “referenza-relazionale”.
Al di là dei termini usati, ciò che accomuna questi ultimi è il considerare l’animale come portatore di cognizione, di capacità di problem solving, di capacità relazionali, di motivazioni ed emozioni.
Il cane non agisce solo per istinto né solo attraverso una reazione a stimoli esterni, ma è mosso da una propria iniziativa interna.

Negli approcci coercitivi si mira a inibire il comportamento, il sintomo, di solito con metodi violenti (fisici e psicologici), senza analizzare emozioni, motivazioni, cause profonde. Ci si appella alla teoria della dominanza a tutti i costi. Spesso anche i bisogni basici del cane non vengono rispettati, perché ad esempio si chiede al cane di camminare, anche durante una normale passeggiata, al piede della persona, senza poter annusare per terra o distrarsi. Per insegnare un seduto, si fa trazione con un collare sul collo del cane e si allenta la presa quando si siede. Per non far tirare al guinzaglio, si strattona il cane finché non smette di tirare. Per “correggere” comportamenti aggressivi verso stimoli, si inibisce il cane dal punto di vista psicologico e fisico. Per far si che non distrugga casa in assenza del proprietario, si rinchiude in un kennel. Ciò inficia il benessere dell’animale e può addirittura peggiorare il comportamento, perché peggiora lo stato emotivo. Sottolineo che “educare” deriva da “ex-ducere” = “tirare fuori” (le potenzialità), non significa inibire o comandare.

Nell’approccio gentile non si utilizzano violenze, si utilizzano rinforzi materiali come cibo, giocattoli oppure la lode da parte della persona. Ad esempio, per insegnare il seduto, si adesca il cane con un boccone e glielo si da quando si siede, oppure si loda quando il cane si siede spontaneamente e così via. Per modificare comportamenti sgraditi si insegna al cane un comportamento alternativo e lo si allena (es. tecnica di controcondizionamento), per poi chiederlo nella situazione problematica. E’ un approccio gentile, appunto, ma un po’ meccanicistico, del tipo stimolo-risposta. Secondo questo approccio, inoltre, bisogna ignorare  un cane che manifesta paura o eccitazione, nella convinzione che altrimenti la paura o l’eccitazione si rinforzano, e premiarlo solo quando mostra un comportamento “calmo”. Così invece non è, poiché si rinforzano comportamenti, non le emozioni, e la comprensione e il rispetto degli stati emotivi dell’animale è fondamentale.

 

Negli approcci più aggiornati, invece, ci si deve primariamente domandare:

– che caratteristiche di specie e di razza ha l’animale che ho davanti?

– le sue necessità psico-fisiche di base, sono soddisfatte? (ad es. moto adeguato, esplorazione del mondo, far parte di un gruppo…)

– quale è la sua storia passata individuale? (familiare, come è stato socializzato, gestito…)

– cosa sta provando? È in una situazione (ambientale, relazionale…) che lo fa stare bene emotivamente?

– quali sono le motivazioni interne (tipiche di razze ed individuali) che lui esprime di più e che, se manifestate, lo appagano oppure creano problemi?

– ha paure o inibizioni emotive?

– ha dei punti di riferimento stabili? Il proprietario è una base sicura per lui? Se no, va prima costruita una buona relazione di fiducia con la figura di riferimento.

– gli stati emotivi del cane vengono compresi e accettati? Il cane viene confortato se gli serve aiuto?

– al cane è data la possibilità di esprimere se stesso e di prendere decisioni?

– cosa gli piace fare?

Quindi, il benessere psico-fisico e relazionale sono il punto di partenza.

Dopodiché si può pensare all’”educazione”.
Per me l’educazione però non parte dai comandi, ma dal saper affrontare le varie situazioni con determinate competenze, sapersi affidare al proprietario, saper prendere delle decisioni davanti ai problemi.

Facciamo comunque degli esempi pratici.

– Come insegnare ad un cucciolo (che non ha problemi emotivi) ad andare al guinzaglio?

– si fanno prima conoscere gli oggetti al cucciolo e gradualmente lo si abitua ad indossarli. Possono essere usati dei rinforzi materiali, ma la relazione di fiducia con la persona è fondamentale.

– si porta fuori il cucciolo, in un luogo tranquillo e non trafficato e si osserva come si comporta, se non manifesta paure o inibizioni o eccessiva eccitazione, ci si fa seguire tenendo il guinzaglio più morbido possibile. Se il guinzaglio si tende, non si strattona, ma ci si ferma. Va bene che la persona decida dova andare, ma anche il cane può avere libertà di scelta: ad esempio possiamo seguirlo noi se vuole andare ad annusare una aiuola, visto che è un comportamento normale e può anche servire per autocalmarsi. E’ possibile fare degli esercizi più “tecnici”, come far sì che il cane segua la mano della persona che tiene un boccone, ma l’adescamento non deve essere la base dell’attività. Importante è sempre chiedersi cosa sta provando l’animale.

Come si fa ad insegnare ad un cane tiratore a non tirare al guinzaglio?

– prima di tutto ci si deve chiedere perché il cane tira in relazione alle sue caratteristiche, motivazioni, stati emotivi, ad esempio: troppa eccitazione/non sa regolare i propri stati emotivi?; paura/timore di luoghi e persone? (es. in strada trafficata il cane può sentirsi a disagio e cercare di andarsene); sta vivendo una frustrazione?; è un cane con una alta motivazione predatoria, non ben incanalata, che vuole rincorrere bambini, cani piccoli, biciclette..?
– bisogna anche chiedersi come è stato gestito fino a qual momento il cane: esce regolarmente in passeggiata in luoghi idonei (ad esempio luoghi naturali), in modo che soddisfi i suoi bisogni di moto ed esplorazione? È stato in passato educato come metodi coercitivi? Quali strumenti vengono utilizzati? Ha piacere a seguire le indicazioni del proprietario o l’intesa è scarsa? Ha un margine di libero arbitrio, decisionale (posto che tutti siano in sicurezza)?

Dopo aver risposto a tutte queste domande, si costruisce un percorso ad hoc. Tutto ciò ovviamente non significa che non si debbano dare regole o che il cane possa fare tutto quello che vuole.

Come riabilitare un cane con patologie del comportamento, ad esempio fobie? (NB: la diagnosi di patologie comportamentali spetta al Medico Veterinario e a nessun altro. Poi il percorso pratico potrà essere effettuato con il supporto di un istruttore cinofilo con competenze in riabilitazione).

– una volta fatte tutte le valutazioni e le considerazioni di cui sopra, si struttura un percorso che parte dall’accreditamento del proprietario come base sicura e da attività che aiutino il cane a prendere fiducia in sé stesso. Non si deve esporre l’animale agli stimoli che gli fanno paura in modo incontrollato, anzi, sarebbe dannoso e controproducente, né partire con il percorso dal luogo esatto in cui il cane non sta bene. Poi bisogna accompagnarlo passo passo ad affrontare le situazioni stressanti, ma lavorare solo sul comportamento emesso (ad es. tendenza a scappare dagli stimoli, o reazione aggressiva a ciò che lo spaventa), non è la strategia giusta. Se siamo riusciti a costruire una relazione e a far prendere sicurezza al cane, alla fine supererà l’ostacolo attingendo alle risorse acquisite e a ciò che ha appreso.

Anche nella riabilitazione è possibile utilizzare tecniche specifiche, come desensibilizzazione e controcondizionamento, ma sempre ponendo massima attenzione agli stati emotivi del cane. Talvolta il Medico Veterinario comportamentalista può ritenere necessario un aiuto con integratori o farmaci, sempre nell’ottica di far star bene l’animale, di migliorare il suo stato emotivo e quindi la sua qualità di vita durante il percorso pratico riabilitativo.

E’ evidente quindi che il lavoro dell’educatore cinofilo, dell’istruttore cinofilo e del Medico Veterinario comportamentalista è tutt’altro che scontato e facile. Servono tanto studio e tanta pratica. La conoscenza teorica è la base, poi ogni percorso pratico va creato adattandolo al singolo caso, non c’è una strategia – e uno strumento – che vada bene per tutti.

°Tutto ciò è possibile anche con cani di razze “particolari”, che si dice essere non controllabili senza metodi impositivi? E’ possibile con cani aggressivi? E’ possibile con cani reattivi? Si.

E’ importante affidarsi a professionisti qualificati ed aggiornati.

 

Dott.ssa Eva Ricci
Biologa, etologa e Medico Veterinario

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Letture consigliate

Manunta F. , 2020. Prendersi cura del cane attraverso la relazione. Kemet Edizioni

Marchesini R., 2013. Pedagogia cinofila. Introduzione all’approccio cognitivo zooantropologico. Oasi Alberto Perdisa Editore.

Marchesini R., 2021. Il galateo per il cane. Manuale di educazione sociale per una buona convivenza. De Vecchi Editore.

Vaira A., 2013. Diritto al cuore del tuo cane. Universale Economica Feltrinelli.

Articoli scientifici

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Herron et al. 2009. Survey of the use and outcome of confrontational and non-confrontational training methods in client-owned dogs showing undesired behaviors. Applied Animal Behaviour Science 117, 47–54.

Kwan, Bain 2013. Owner Attachment and Problem Behaviors Related to Relinquishment and Training Techniques of Dogs. Journal of Applied Animal Welfare Science 16, 168–183.

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Ziv 2017. The effects of using aversive training methods in dogs – A review. Journal of Veterinary Behavior 19, 50-60