

Giocare insieme significa fare qualcosa di divertente, piacevole e a volte impegnativo. Il gioco lega il cane all’uomo, giocare e’ lo strumento principale con cui creiamo un buon rapporto con il nostro cane. Per ritrovarne le origini, e capirne la natura, dobbiamo tornare al momento in cui il legame fra uomo e cane si e’ creato.

Secondo le teorie maggiormente accreditate, il lupo si sarebbe avvicinato agli insediamenti umani per saccheggiarne i rifiuti, abituandosi gradualmente alla vicinanza dell’uomo. Definita “teoria del villaggio” e ampiamente accreditata, la narrazione di come uomo primitivo e lupo si siano trasformati insieme nell’uomo e nel cane che oggi conosciamo viene messa in discussione da una teoria ancora più affascinante avanzata da C. J. Rogers, scienziata americana che vive da molti anni a contatto con i lupi. Vivendo insieme a branchi diversi e conoscendo ciascun individuo nel profondo, la Rogers ritiene inimmaginabile che il lupo, cacciatore formidabile da milioni di anni, che nella caccia esprime ogni tratto essenziale della sua personalità, si sia messo a mendicare gli scarti dell’uomo, abitando le sue discariche fino a quando, abituatosi alla sua presenza, ha smesso di temerlo. La Rogers propone una teoria nuova che parte da un’osservazione interessante: circa 40.000 anni fa il genere umano poté godere di una inspiegabile quanto straordinaria esplosione di creatività. L’uomo fece un grande salto in avanti nelle tecniche di caccia, che si fecero molto più sofisticate e il cervello umano crebbe in dimensioni e funzionalità. A questa osservazione se ne aggiunge un’altra: il lupo e’ il solo grande predatore che non consideri l’uomo una preda. E fino a 40.000 anni fa l’uomo era stato prevalentemente una preda, disorientata e concentrata solo sulla sua sopravvivenza. Mettendo da parte la tradizionale visione antropocentrica, C. J. Rogers ipotizza che proprio l’incontro con il lupo abbia permesso all’uomo di sentirsi al sicuro dai suoi naturali predatori, orsi e grandi felini. L’uomo primitivo sarebbe cresciuto in abilita’ e destrezza proprio grazie al suo nuovo rapporto con il lupo, di cui avrebbe emulato le tecniche di caccia. Inoltre l’osservazione di un’organizzazione sociale complessa e perfettamente funzionale come il branco avrebbe ispirato l’uomo a riprodurre il nucleo sociale che si basa sulla divisione di ruoli e compiti. L’uomo e il lupo condividono molti tratti: sono due specie sociali molto intelligenti, che vivono in gruppo, difendono un territorio, e formano legami affettivi molto forti all’interno del nucleo di appartenenza. E tutte e due le specie, sia nell’infanzia sia nella vita adulta, eccellono nel gioco.
All’interno del branco, il gioco rappresenta un sistema complesso, governato da regole e strategie e caratterizzato da stati di forte agitazione (arousal) e di grande concentrazione (flow). Insieme all’aggressivita’, il gioco ha la funzione di regolare le dinamiche organizzative e i ruoli all’interno del branco, un organismo plastico costantemente alla ricerca di equilibrio, ordine e organizzazione nel corso di un continuo processo di adattamento.
Come per gli uomini, anche per i cani il gioco rappresenta uno strumento potentissimo di apprendimento e di adattamento. In ogni fase della vita un cane sano, sia dal punto di vista fisiologico sia da quello psicologico, non si sottrae mai al gioco. Trascorsi I primi quindici, venti giorni, il cucciolo comincia a interagire con i fratelli e tutto ciò che impara nei primi due mesi di vita lo impara attraverso il gioco. La madre ingaggia i cuccioli in attività ludiche e insegna i limiti oltre i quali non si può andare. E’ così che avviene la famosa inibizione del morso: la bocca e’ uno strumento conoscitivo, il morso nel cane equivale all’afferrare un oggetto per il bambino. Se vorrà conoscervi, il cucciolo vi “assaggerà”, ma quanto sia adeguata la stretta lo avrà imparato proprio giocando con la madre e i fratelli.
Sia nel cane sia nell’uomo il gioco riveste un ruolo imprescindibile soprattuto nell’eta’ evolutiva, e’ come se il cervello avesse bisogno di uno spazio vuoto di “cose da fare” da riempire con il divertimento per poter crescere. Del resto, facendo notare come l’uomo abbia compiuto un salto in avanti 40.000 anni fa, la Rogers sottolinea come questo sia accaduto quando, non dovendo più passare tutto il tempo a pensare come salvarsi la vita, l’uomo abbia potuto fermarsi e usare il tempo diversamente, probabilmente giocando.
Giocare insieme al cane e’ il modo più semplice e rapido per costruire con lui una relazione, per diventare ai suoi occhi interessante e “cool” o come dicono gli esperi per accreditarsi. Non basta procacciargli il cibo due o tre volte al giorno, essere colui o colei che gli permette di uscire e raccogliere ogni giorno informazioni sull’ambiente circostante; per essere veramente un complice, un amico, un compagno impariamo a giocare con lui.

Osserviamo come giocano I cani tra loro per capire quali sono le “regole” del gioco. Durante il gioco il cane si trova in uno stato di eccitazione definito comunemente “arousal”. In mancanza di pause e interruzioni, l’arousal continua a salire rischiando di trasformare il gioco in un confronto fisico “duro”. Per evitare che questo accada, il ritmo del gioco e’ intervallato da continue pause, l’inchino (invito al gioco) spezza la corsa, durante la rincorsa uno dei due cani si gira, alternando il ruolo fra preda a predatore. E’ fondamentale inserire pause quando giochiamo con il cane per evitare che lo stato di eccitazione cresca perché a quel punto la capacita di autocontrollo del cane può venire meno. Rincorrere un oggetto, una persona, un altro cane o un qualsiasi altro animale rimane il divertimento principale per il cane, e’ scritto nei suoi geni dal tempo in cui rincorrere la preda equivaleva alla sopravvivenza. Su questo meccanismo innato si basa la costruzione di un buon richiamo.
Come abbiamo visto, ogni attività ludica del cane e’ una simulazione di quello che per il lupo e’ la fase della predazione. Quando due cani iniziano a giocare, c’e’ sempre il momento in cui uno dei due comunica all’altro: “adesso io sono il predatore e tu la preda” e si lancia alla rincorsa. Se l’eccitazione cresce l’istinto prende il sopravvento e il gioco va oltre il limite. Per porre fermamente questo limite, e’ fondamentale utilizzare il linguaggio che il cane riconosce perché gli appartiene.
Le pause sono quindi importanti quanto l’azione e dovremo insegnare al cane a rispettarle, rispettandole noi per primi. Il ritmo del gioco deve essere intermittente, spesso intercalato da un momento di stacco, per permettere al cane di abbassare lo stato di eccitazione e imparare a controllare il suo stato emotivo. Non spingiamo mai il cane oltre il limite, aiutiamolo invece a costruire un solido autocontrollo, interrompendo il gioco ogni volta che lo stato di eccitazione cresce.
Capire il limite.
La chiave per comprendere molte situazioni legate alla vita con il cane, ma non solo, e’ l’osservazione. Nel cucciolo come nel cane adulto i segni della sua personalità sono scritti nei suoi comportamenti; osserviamolo mentre aspetta la ciotola, mentre mangia, mentre gioca con altri cani e quando gioca con un oggetto. Osserviamo il modo in cui si muove e il suo sguardo. Conoscendo I suoi comportamenti in stato di calma, saremo in grado di valutare con precisione quando si allontana da quello stato emotivo: i movimenti si fanno più rapidi e la mimica e’ più accentuata. In generale ogni comportamento si estremizza, permettendoci di riconoscere quando la soglia emotiva si sta alzando.
A volte, nei cani più facilmente eccitabili, i segnali sono chiari e simulano, nei vocalizzi e nella gestualità, la predazione, quella che comunemente viene fraintesa come “aggressività”: il cane ringhia, abbaia, batte i denti, afferra un oggetto (il gioco, un lembo del vestiario, il braccio), scuote la testa. Altre volte il cane iper eccitato respira a fatica come se avesse caldo e soprattutto non risponde più a quello che gli chiedete di fare, non vi ascolta. Prima di arrivare a questo punto, una volta riconosciuti I primi segnali, dirottiamo l’attenzione del cane su qualcosa di diverso. Iniziamo a camminare lentamente, il cane ci segue, distogliamo l’attenzione da lui, facciamo il gesto che segnala la fine di quell’attività, guardiamo altrove e comportiamoci realmente come se il gioco fosse finito. Gettiamo a terra qualche bocconcino, aiuterà il cane a ritornare in uno stato di minore eccitazione. Dopo qualche minuto, quando il cane si e’ calmato, proponiamogli un gioco diverso, che lo ecciti di meno, un gioco di ricerca, ad esempio al posto di un gioco di inseguimento. Se prima ci siamo divertiti lanciando la pallina o rincorrendo il frisbee, ora nascondiamo un oggetto o dei bocconcini mentre il cane e’ seduto, torniamo accanto a lui e mandiamolo a cercarli con un segnale chiaro.
Molti proprietari non sanno riconoscere il gioco fra cani e tendono a interpretare come “gravi” comuni comportamenti che simulano la lotta. Anche per questo e’ importante insegnare al proprio cane l’autocontrollo così che, una volta adulto, sappia interrompere il confronto quando rischia di creare un incidente diplomatico e risponda al nostro richiamo, lasciando perdere l’altro cane.
Non dimentichiamo che non solo stiamo insegnando al cane le regole del suo gruppo sociale, ma stiamo a nostra volta imparando a interagire con altri binomi cane-proprietario e anche in questo caso le regole della buona educazione non vanno lasciate a casa o in ufficio (dove invece devono restare le frustrazioni).
Inoltre ricordiamo sempre chi e’ il cane con cui stiamo giocando e quali sono le caratteristiche della razza a cui appartiene e di quel particolare individuo. Il Border Collie potrebbe avere la tendenza a “pizzicare” la preda una volta raggiunta, e’ quindi importante saper calibrare con attenzione il suo stato di eccitazione e insegnargli a controllare l’impulso a fermare la “preda”, noi, con un pizzicotto.
Valeria Raimondi
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