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ALIMENTAZIONE DEL CANE: “Leggere le etichette”

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L’etichetta del cibo per animali è importante perchè molti consumatori si affidano completamente a quello che vi leggono sopra per avere informazioni sul prodotto, come ad esempio i nutrienti che contiene e l’appetibilità. Tutte le etichette contengono di norma (ma negli Stati Uniti è obbligatorio) il nome del prodotto, la dicitura cibo per cani o per gatti, peso netto, nome e indirizzo del frabbricante, analisi garantita sul contenuto in proteine, grassi,fibre e umidità, elenco degli ingredienti in ordine decrescente di prevalenza in peso e una dichiarazione di adeguatezza nutrizionale o scopo del prodotto. I produttori devono anche includere il metodo che è stato utilizzatro per dimostrare la pretesa adeguatezza nutrizionale. Inoltre dovrebbe essere presente una data di scadenza, che indica il periodo di tempo tra la data di produzione e la data di scadenza, o anche la frase “da consumare entro..”, che indica la data in cui il prodotto non viene considerato più fresco e non dovrebbe essere più venduto.

Leggere le etichette il mio cane

 

Prima di entrare nello specifico, è bene sottolineare alcune associazioni e società spesso menzionate. Non sono europeee ma americane, e tutto l’articolo si rifà alle loro indicazioni, anche perchè in Europa la legislazione è più volta ai mangimi degli animali da allevamento che da compagnia. In futuro aggiornerò l’articolo con la legislazione europea ed alcuni siti di enti di controllo europei. L’associazione più menzionata è la American Feed Control Officials , che regola l’industria alimentare per animali da compagnia. Il consiglio è composto da rappresentanti statali e federali e non è un ente governativo ma comprende persone direttamente coinvolte nels ettore. Secondo quanto scritto nel sito web, la AAFCO “fornisce un meccanismo per lo sviluppo e l’attuazione di leggi uniformi ed eque, regolamenti , norme e politiche di applicazione per regolamentare la produzione, distribuzione e vendita di mangimi per animali”. Bisogna tener presente però che la commissione è costituita da addetti ai lavori che possono anche voler proteggere i propri interessi prima di ogni altra cosa. Anche per questo non è stato ancora possibile utilizzare un sistema di etichettatura più trasparente rispetto quello in vigore che permetta di poter identificare con certezza la qualità degli ingredienti.

Nome del prodotto 

Il nome del prodotto è la prima parte della etichetta che viene notata dal consumatore e può influenzare l’acquisto, per questo i produttori utilizzano nomi di fantasia o nomi che possano attirare il cliente. Poichè i consumatori acquistano un prodotto anche in base ad un ingrediente specifico, il nome del prodotto spesso incorpora il nome dell’ingrediente. Un alimento può chiamarsi “cibo per cani a base di manzo”, se l’ingrediente nel nome non è essere inferiore al 95% del peso totale escludendo l’acqua utilizzata per la lavorazione, e non meno del 70% se si include l’acqua. Se il nome di un cibo contiene la parola “pranzo, o “formula” o “crocchette” di “ingrediente” , esso deve essere presente in quantità non inferiore al 25% del peso totale. Se nel nome vi sono più ingredienti come ad esempio “Formula Agnello e riso”, la combinazione dei due ingredienti non deve essere inferiore al 25% del peso totale. Bisogna prestare attenzione al fatto che siccome gli ingredienti presenti nel nome possono essere solo ¼ del prodotto totale, il nome del prodotto può non essere descrittivo della effettiva composizione dell’alimento. Il produttore non sta tecnicamente mentendo, ma semplicemente mette in evidenza l’ingrediente che vende di più. Ad esempio se il nome di un cibo include la frase “ con [ingrediente] (es. con carne di manzo) , l’ingrediente del nome non deve essere in quantità inferiore al 3% del peso totale. In questo caso, la descrizione del prodotto in realtà si riferisce ad una percentuale bassissima della sua formulazione. Se guardiamo la lista di un alimento “x con agnello e riso” potremmo trovare i seguenti ingredienti: polenta di mais giallo, sottoprodotti del pollo, grano, grasso animale, glutine di mais, agnello, riso, sapore naturale di pollame, sale, minerali e vitamine, etc. Dove il pollo certamente non sta ai primi posti. Una ultima considerazione va fatta per gli alimenti con la dicitura “aromatizzato”, che spesso si trova associato al nome di alcuni alimenti e che indica solamente una minuscola quantità di quell’ingrediente mentre gli ingredienti predominanti non sono menzionati. Un esempio è un “ prodotto X al sapore di fegato”, in cui la lista degli ingredienti potrebbe essere: polenta di mais giallo, sottoprodotti del pollame , riso , farina di soia, sego di bue, farina di glutine, lievito di birrasecco, idrolisati di fegato di manzo, aromi naturali, sale, vitamine, minerali .In questo caso appunto il fegato si trova sotto forma di idrolisato e poco prima degli aromi naturali, quindi in piccolissima quantità.

Pannello di Analisi garantita 

Questo pannello è spesso una delle prime cose che un consumatore cerca tra le informazioni sulla confezione prodotto. In questo pannello ci sono le informazioni sulla quantità di proteine e grassi contenuti nell’alimento. I produttori sono tenuti a includere le percentuali minime di proteine grezze, di grassi e la massima percentuale di umidità e fibre presenti. Altri dati possono essere inclusi come la percentuale minima di magnesio, di taurina, di acido linoleico e la percentuale massima di cenere. E’ sempre da tenere presente che questi numeri indicano solo le quantità minime e massime che possono essere presenti nell’alimento e NON riflettono le quantità esatte di nutrienti nel prodotto. Ad esempio, se in un alimento nella etichetta c’è un minimo di grasso grezzo dell’11%, non si puàò avere meno dell’11 % di grasso ma se ne può avere anche molto di più. Quindi con questa stessa etichetta si può avere un cibo con l’11% , con il 13% o il 15 % di grassi, e queste differenze si ripercuotono sulla densità calorica del prodotto e l’appetibilità. Inoltre la stima dei macronutrienti nell’alimento viene fatta tramite specifiche procedure analitiche: ad esempio la proteina grezza contiene in media il 16 % di azoto ed è una stima delle proteine totali, calcolata moltiplicando il livello di azoto delle proteine presenti per una costante. In questo tipo di stima le imprecisioni sono date dalle variazioni dei livelli di azoto nelle diverse proteine e dalla presenza di composti azotati non proteici nell’alimento considerato. La stima dei grassi grezzi invece è una stima del contenuto lipidico di un alimento ottenuto mediante estrazione con etere. Oltre ai lipidi, questa procedura isola alcuni acidi organici, oli, pigmenti, alcoli e vitamine liposolubili. D’altra parte, alcuni lipidi complessi, come i fosfolipidi, non possono essere isolati con questo metodo. La fibra grezza rappresenta il residuo organico che resta dopo che il materiale vegetale è stato trattato con acidi diluiti e solventi alcalino e dopo che è stata estratta la componente minerale. Con questo metodo normalmente si sottostima la quantità di fibra totale presente nell’alimento, in quanto si recupera solo dal 50 all’80 % della cellulosa, dal 10 al 50% della lignina e meno del 20 % della emicellulosa di un dato campione. Per cui la misura della della fibra grezza di un dato alimento è una misura soprattutto della cellulosa e una sottostima di tutte le altre fibre dietetiche.

Pertanto il pannello in cui sono riportate le quantità di proteine e grassi grezzi, e fibre deve servire solo come indicazione approssimativa di questi contenuti, come punto di partenza per confrontare marche o prodotti differenti e non deve mai essere considerato come indicante una quantità effettiva di quei nutrienti nel cibo preso in considerazione.

Un altro dato presente è il contenuto in umidità del prodotto, cioè la quantità di acqua presente. Questo valore influisce significativamente sui valori elencati nella tabella di analisi garantita, perchè la maggior parte degli alimenti per animali domestici visualizza i livelli di nutrienti nel nutriente completo che si utilizza e non su massa secca. Cioè le percentuali di nutrienti sono calcolate direttamente, senza tener conto della percentuale di acqua nel prodotto. Ad esempio negli alimenti per cani e gatti secchi di solito si ha tra il 6 e il 10 % di acqua, mentre i cibi in scatola ne possono contenere fino al 78 %. Per poter confrontare validamente la quantità di nutrienti nei diversi alimenti bisogna convertirli nella quantità per massa secca. Un altro dato che si trova in questa parte dell’etichetta è il contenuto calorico che è la densità calorica, considerata confrontanto i livelli di proteine, grassi e carboidrati.

Lista degli ingredienti 

Un altro elemento importante delle etichette è la lista degli ingredienti, che può servire alla scelta del cibo per il proprio animale da compagnia. In America la lista degli ingredienti è sottoposta ai regolamenti dettati dalla AAFCO e dalla FDA, tramite un processo di definizione degli ingredienti. Questi regolamenti prevedono che i cibi per animali contengono solo ingredienti che devono essere definiti e accettati da questa società e dalla FDA. I nuovi ingredienti possono essere introdotti solo dopo aver presentato dei dati alle due associazioni e quando viene completato il processo di approvazione. La lista degli ingredienti deve includere comunque tutti gli ingredienti presenti nel cibo e nell’ordine decrescente di predominanza in peso. Può essere molto semplice, e contenere solo uno o due tipi di ingredienti, o, più comunemente, contiene molti ingredienti per fornire una dieta bilanciata e completa. La lista deve indicare la derivazione di ogni ingredienti di origine animale e vegetale. In generale, se i primi tre ingredienti della lista sono di origine animale si può presumere che la fonte proteica principale sia di origine animale. E’ importante sapere che alcune marche più popolari e generiche di cibo sono preparate con diete a formula variabile, cioè gli ingredienti utilizzati variano da lotto a lotto, a seconda della disponibilità e dei prezzi degli ingredienti. Gli alimenti premium invece sono prodotti utilizzando delle formule fisse. Il controllo della lista degli ingredienti nei diversi sacchetti di uno stesso alimento, può farci capire se è prodotto con formula fissa o variabile. Sebbene l’elenco degli ingredienti può fornire delle indicazioni generali sul tipo di ingredienti presenti in quell’alimento, non fornisce però indicazioni sulla qualità dei suoi componenti. Gli ingredienti possono infatti variare in termini di digeribilità, contenuto in amminoacidi e disponibilità e purtroppo di solito non è possibile capire queste caratteristiche dalla sola lista degli ingredienti. In effetti alcuni cibi di alta qualità possono anche avere un elenco di ingredienti che è quasi identico a quello di alimenti generici e di bassa qualità. Tra l’altro, poiché i produttori non sono tenuti a dare le quantità di ingrediente in base alla massa secca, l’elenco può essere ingannevole anche e in minore quantità nei cibi secchi, visto il basso contenuto di acqua. Un esempio comune è l’utilizzo, nei cibi in scatola, di proteine vegetali testurizzate (TVP): in pratica è farina di soia estrusa, tinta e sagomata per assomigliare ad un prodotto a base di carne. Gli ingredienti a base di carne si trovano in alto nella lista di ingredienti perchè sono ricchi in umidità, mentre la TVP si trova in basso perchè ha un contenuto in acqua molto inferiore. Questo può essere fuorviante perchè la maggior parte delle proteine in questo cibo in realtà proviene dalla TVP e non dagli ingredienti di derivazione animale che si trovano in cima alla lista.

Se ad esempio consideriamo due prodotti con le seguenti liste di ingredienti:

Alimento A: agnello, trebbie di riso, riso integrale, grasso di pollame, farina di riso, polpa di barbabietola, crusca di riso, etc

Alimento B: riso integrale, farina di pollo, grasso di pollo, farina di pesce, farina di semi di lino, etc

Anche se il primo alimento ha l’Agnello come primo ingrediente, così come è scritto si suppone che sia stata utilizzata carne fresca, il che vuol dire che contiene circa il 75% di acqua. Nel momento in cui sarà utilizzato,la rimozione della acqua porterà l’agnello a ridursi di ¼ della quantità originale, mentre gli altri ingredienti, che contengono meno umidità rimarranno quasi nelle stesse proporzioni. Nel secondo alimenti anche se il primo ingrediente è farina di riso, anche le proteine animali sono sotto forma di farina (di pollo e di pesce) e quindi quando saranno disidratati rimarranno pressocchè invariati.

Un altro esempio è che se un alimento indica il pollo sotto forma di carne al primo posto e al secondo posto i sottoprodotti del pollo in forma disidratata, alla fine anche in questo caso, riducendosi la quantità di acqua nella carne di pollo durante la lavorazione si avrà nel prodotto finale una maggiore quantità dei sottoprodotti disidratati. Invece se al primo posto ci fosse la farina di pollo, non si avrebbe questa perdita dfi acqua e di quantità di ingrediente.

Un altro modo in cui la lista degli ingredienti può essere fonte di confusione è il modo in cui gli ingredienti vengono presentati : i produttori possono separare diverse forme di ingredienti simili in modo che possano essere elencati separatamente e riempiano la lista. Ad esempio nell’elenco degli ingredienti si potrebbe trovare: grano frantumato, frumento macinato, grano in fiocchi, farina di frumento e crusca di frumento. Questi sono chiamati ingredienti split e in alcuni casi possono rappresentare due o più forme di uno stesso prodotto. Altri esempi di ingredienti split sono la semola di grano e la farina di grano, che si differenziano solo nella finezza della macina utilizzata durante la lavorazione. Individualmente questi ingredienti costituiscono solo una piccola frazione della dieta e quindi vengono elencati nella parte bassa della lista. I consumatori devono essere però consapevoli che nel prospetto le diverse forme dello stesso ingrediente possono suggerire una falsa dichiarazione legale del contenuto degli ingredienti da parte del produttore.

Adeguatezza nutrizionale 

L’adeguatezza nutrizionale è un altro elemento delle etichette che è in grado di fornire informazioni al consumatore. Ad eccezione di snack e biscotti, le etichette di tutti gli alimenti per animali domestici dovrebbero contenere una dichiarazione di adeguatezza nutrizionale. La normativa suggerita dalla AAFCO negli Stati Uniti consente quattro tipi principali di dichiarazioni sulla adeguatezza nutrizionale:

1. Alimento completo e bilanciato per tutte le fasi della vita: questa dicitura indica che quel dato alimento è stato formulato per fornire una nutrizione completa e bilanciata in gravidanza, allattamento, crescita e mantenimento.

2. Alimento ad adeguatezza limitata: fornisce una alimentazione completa e bilanciata per una fase particolare di vita.

3. Alimenti supplementari

4. Alimenti terapeutici che spesso portano la dicitura: “ da utilizzare esclusivamente secondo le istruzioni del veterinario”

Se si ha la dicitura “nutrizione completa e bilanciata per tutte le fasi della vita” il produttore dovrebbe indicare quale metodo di analisi è stato utilizzato a supporto di questa affermazione. Sempre secondo le normative AAFCO richiedono che il produttore o effettua uno studio sul cibo controllato dalla AAFCO o formuli l’alimento secondo profili nutrizionali già emessi sempre dalla AAFCO. Oppure il produttore può provare l’affermazione “completo e bilanciato” calcolando il contenuto dei nutrienti della formulazione dell’alimento utilizzando delle tabelle standard o analizzando il prodotto con analisi di laboratorio. Quando il produttore utilizza questa opzione sulla etichetta si troverà: “ (Marca) viene formulato per soddisfare i livelli nutrizionali stabiliti dalla AAFCO per i profili nutrizionali del cane / gatto per (fase della vita)”. In Italia sembra che basti una autocertificazione.

Anche se meno frequentemente, un produttore può anche utilizzare un approccio detto >” metodo familiare di conferma”. Un gruppo di alimenti che contengono ingredienti simili dovrebbero avere lo stesso metodo di trattamento, la stessa quantità di umidità e di energia, e dovrebbero avere le stesse etichette. Quindi tutti i prodotti con le stesse caratteristiche appartengono ad una famiglia di prodotti, ma solo uno deve passare i protocolli di sperimentazione della AAFCO, e viene detto prodotto di punta. Gli altri si presume abbiano le stesse caratteristiche e il produttore non è obbligato alla sperimentazione, e possono tutti avere una dichiarazione di adeguatezza nutrizionale uguale, cioè:

“ (Marca) fornisce una alimentazione completa e bilanciata per (fase della vita) ed è paragonabile in adeguatezza nutrizionale ad un prodotto confermato dai test di alimentazione AAFCO”.

Bisogna però fare delle considerazioni, perchè anche se un prodotto viene analizzato in un laboratorio AAFCO, in realtà non vi è una effettiva sperimentazione in test di alimentazione. Questo deve far riflettere, perchè i nostri cani non sono un laboratorio, ogni cane ha esigenze diverse, anche solo perchè appartenente ad una razza piuttosto che ad un’altra. Nei test effettuati secondo le direttive AAFCO i requisiti sono:

-non ci sono restrizioni di sesso o razza,

-il minimo numero richiesto per avere un test valido è di 8 cani, di questi 8 cani solo sei sono in effetti considerati per portare a termine il processo che dura 26 settimane ( due possono essere esclusi se perdono peo o hanno effetti collaterali negativi),

-durante il test gli animali possono nutrirsi solo con il cibo da testare mentre l’acqua è liberamente disponibile,

-all’inizio e alla fine del test gli animali passano un esame fisico veterinario, in cui vengono valutati la salute generale e lo stato del pelo,

– alla fine del test ( non all’inizio)sono analizzati emoglobina, volume dei globuli rossi, fosfatasi alcalina e albumina sierica.

– durante il test, l’unico cibo disponibile per gli animali da laboratorio è il cibo che deve essere valutato mentre l’acqua è sempre disponibile.

– all’inizio e alla fine del test dei cani di prova devono passare un esame fisico da un veterinario in cui si valuta la salute generale e lo stato del pelo. Il test viene considerato non superato se un animale presenta segni clici di carenza o eccesso nutrizionale.

La perdita massima di peso ammessa durante il test è il 15% del peso corporeo iniziale. Vengono anche indicati dei valori minimi specifici per gli esami del sangue e vengono applicati alla media dei risultati di tutti gli animali che hanno partecipato al trial. Le regole non sono molto severe e una perdita di peso del 15 % è un poco eccessiva perchè per un cane di 20 Kg si tratta di 3 kg, che non sono pochi. Inoltre sono test condotti su cani tenuti in canile e che non vivono nelle condizioni ambientali di un cane tenuto in famiglia, anche solo per quanto riguarda l’attività fisica. Inoltre in una linea di prodotti in cui un prodotto ha superato i test di adeguatezza nutrizionale, può includere in ogni prodotto lo stesso status di adeguatezza nutrizionale pur fornendo concentrazioni differenti di nutrienti. E infine non vengono presi in considerazione le razze con problemi specifici di salute cone i problemi ortopedici di cani di taglia grande, le ipoglicemie dei cani delle razze toy, la sensibilità al rame del Bedlington Terrier, le carenze di zinco dell’Alaskan Malamute e altre differenze genetiche e metaboliche.

Dichiarazione del contenuto calorico 

Negli Stati Uniti, dal 1994, su raccomandazione della commissione AAFCO sono stati inclusi nelle etichette i valori del contenuto calorico. In realtà viene considerata una dischiarazione facoltativa, ma l’aggiunta di questo dato, insieme con la ripartizione in percentuale delle calorie fornite da carboidrati, grassi e proteine contenute, fornisce al consumatore informazioni sulla effettiva idoneità dell’alimento per il proprio animale.Infatti cani che sono sottoposti ad intensa attività fisica hanno sicuramente bisogno di una quantità di energia maggiore rispetto un animale sedentario che necessita di una ridotta quantità di energia fornita dai grassi. Inoltre, è molto più accurato confrontare gli alimenti in base alle calorie fornite in percentuale da carboidrati, proteine e grassi rispetto al confronto del solo contenuto di essi. La dichiarazione di contenuto calorico deve essere separata dalla tabella di analisi garantita, e la energia viene espressa in unità di chilocalorie (kcal) per chilogrammo (kg). 

Dott.ssa Annalisa Barera – Nutrizionista animale
(fonte www.laciotolaconsapevole.it )