


Un altro aspetto importante da considerare è che vari studi hanno dimostrato che l’interazione fisica (dolce, pacata e con modalità adeguate) porta sia il cane che l’umano ad uno stato di maggior benessere, in particolare si ha l’aumento di ormoni e sostanze (come ossitocina e beta-endorfine) associati ai legami affettivi, al piacere e al benessere psicofisico.
Quindi… come mai si sente dire che non bisogna confortare un cane che ha paura, pena il rinforzo della stessa? Questa idea è nata perchè in passato è stata fatta una traslazione dalle teorie dell’apprendimento, riguardanti i comportamenti espressi dagli individui, alla sfera delle emozioni. Secondo le teorie dell’apprendimento (per altro giuste, non sono queste in discussione), è possibile rinforzare comportamenti tramite, ad esempio, premi. Se premio (con un bocconcino o anche con un bravo) un cane che si siede, aumenterò la probabilità che il comportamento “sedersi” si ripeta. Si rinforzano, quindi, comportamenti. La paura è un comportamento? No! E’ una emozione, e non si può rinforzare, nè modificare così facilmente. Ecco che capiamo che l’affermazione “confortare, coccolare, considerare un cane che ha paura rinforza la paura” non ha fondamento logico. Emozioni e comportamenti, pur essendo correlati, non sono sinonimi, e rassicurare non è sinonimo di rinforzare.
Al contrario, supportare il cane accompagnandolo a superare le sue difficoltà e dargli anche contatto fisico, se richiesto da lui, può, almeno in alcuni casi, aiutare a far sentire meglio l’animale e a fargli capire che del proprietario ci si può fidare (e affidare). Se si conforta un cane che è in uno stato di paura veramente brutto (es. fobia dei temporali), questo potrebbe non farlo sentire meglio, potrebbe non modificare l’espressione comportamentale, ma di certo non peggiorerà il quadro. Ciò che è fondamentale è non trasmettere ansia. Le modalità pratiche con le quali fare questo cambiano a seconda dell’individuo, ma è fondamentale far circolare emozioni positive, sono queste che aiutano (è il contagio emozionale, nessuna “magia”), e non il boccone, o un singolo “stai bravo, su, forza, dai”, magari detto con poca partecipazione… Il cane è bravissimo a leggere il nostro linguaggio del corpo e il nostro tono di voce, sono questi fattori che fanno la differenza, insieme al legame instaurato. Più siamo calmi, più “ci crediamo”, più siamo partecipi, più il nostro contributo sarà di aiuto.
Non troverete studi che dicono esplicitamente “confortare il cane che ha paura aiuta” o “confortare il cane che ha paura non rinforza la paura”, poichè non è facile testare questi aspetti. Ma… non troverete neppure studi che supportano l’affermazione “non bisogna confortare un cane che ha paura, altrimenti si rinforza”! Come dicevamo, ci sono le teorie sul rinforzo di comportamenti, ma non possono essere applicate alle emozioni. Sempre più studiosi e professionisti che operano sul campo oggi sostengono che ignorare il cane non sia la modalità giusta di affrontare i timori del proprio animale. Azzardo a dire che questo stesso concetto – declinato con diverse modalità – si può applicare anche ad altri stati d’animo negativi.
Infine, cosa invece NON fare quando il nostro cane si trova in uno stato emotivo di paura? 1. Se si nasconde, lasciamolo stare, non tiriamolo fuori per forza dal suo nascondiglio, significa che si sente più sicuro (quindi meglio) lì. 2. Se il cane si avvicina a noi, non scacciamolo, ma confortiamolo con la voce (cercando di essere convincenti); prima di toccarlo, verifichiamo che cerchi davvero un contatto fisico più intenso. Non forzare MAI i contatti 3. Se il cane cerca le “coccole”, possiamo fargliele, ma ATTENZIONE perchè alcuni cani non gradiscono le mani sulla testa, le frizioni indiscriminate sul pelo, gli abbracci e i baci. Meglio carezze pacate e dolci, non intense. 4. Non trasmettere ansia. Se il proprietario è davvero molto in ansia (ma solo in questo caso), è meglio che il cane venga confortato da un’altra persona conosciuta. Questo vale anche durante le visite veterinarie: solo se il proprietario è molto spaventato, impressionabile o preoccupato per le procedure cliniche è meglio che l’animale venga gestito solo dal medico, mentre in tutti gli altri casi, SI al conforto (o almeno la presenza in stanza) durante la visita. E’ ovvio che per fare tutto ciò in modo corretto dovremmo conoscere le basi dell’etologia canina, dei segnali comunicativi e conoscere a fondo il nostro animale (e noi stessi).
PS. nella mia pratica professionale ho sempre consigliato ai proprietari di confortare l’animale in difficoltà, guidandoli a scoprire le giuste modalità, e l’ho applicato anche con i miei animali. Non ho mai riscontrato peggioramenti nelle paure (anzi). Questo viene riportato anche da molti studiosi e professionisti del campo cinofilo.