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“Degli animali”. Dopo la Costituzione, l’amore per cani e gatti cambierà anche il Codice civile

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Arrivano oggi in commissione Giustizia del Senato le proposte di legge dei partiti per “concretizzare la nuova tutela costituzionale”
“Per gli italiani gli animali sono più importanti della casa”

“Degli animali”. Con un intero titolo – il XIV-bis del libro primo, subito dopo quello che regola gli “atti dello stato civile” – cani e gatti si preparano a sbarcare all’interno del Codice civile. La proposta di modifica del testo fondamentale del diritto privato è una delle tante presentate dai partiti per trasforare in sostanza la tutela costituzionale degli animali varata due mesi fa dal Parlamento che rinviava alla legge ordinaria per disciplinare “modi e forme” di questa tutela. Le proposte hanno cominciato questo pomeriggio il loro iter parlamentare: i testi sono arrivati in commissione Giustizia del Senato. Un primo esame che potrebbe portare nelle prossime settimane anche all’istituzione di nuovi reati.

Ogni partito ha la sua proposta. E c’è davvero di tutto. Loredana De Petris di Leu, autrice del nuovo titolo del Codice civile, si occupa di ogni accidente che può occorere nella vita di uno sventurata bestiola domestica. I padroncini si separano? Allora sarà “il tribunale competente per la separazione, in mancanza di un accordo tra le parti, sentiti i coniugi e, se del caso, familiari conviventi e la prole, nonché esperti di comportamento animale, nell’esclusivo interesse dell’animale, affida lo stesso in via esclusiva al coniuge che ne garantisce il migliore benessere psicofisico ed etologico”. Il padrone passa a miglior vita? “Tra i doveri che si trasmettono agli eredi in caso di morte, è compreso il dovere di assicurare benessere all’animale familiare”. Il padrone finisce in galera? Ebbene, come una madre, un figlio o una zia l’animale domestico al diritto di fargli visita “purché accompagnati, con gli stessi modalità e tempi previsti per le persone”.

Poi c’è il capitolo reati. La veterinaria leghista Rosellina Sbrana chiede di inasprire le pene per chi uccide un animale per crudeltà passando dagli attuali “tra i quattro mesi e i due anni” a “tra un anno e cinque”. All’articolo successivo che già punisce chi “sottopone a sevizie gli animali” chiede di aggiungere la dicitura “anche di carattere sessuale” per punire gli appasionati degli amplessi intraspecie, ma anche chi “organizza esibizioni pornografiche tra animali ed esseri umani”. Il grillino Gianluca Perilli replica pedisequamente nella sua proposta di legge le modifiche della collega leghista aggiungendo però anche una sfumatura statistica: “Nella banca dati delle Forze di polizia è istituita un’apposita sezione riguardante i reati sugli animali”.

Il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso invece chiede di istituire un reato ex novo per punire con pene “da uno a quattro anni chiunque consumi carne di cane e di gatto”. Animalismo sovranista (quasi razzista potrebbe dire qualcuno) come ricordato nelle premesse al provvedimento. “Ci sono luoghi nel mondo dove mangiare carne di cane è del tutto normale mentre nella civiltà occidentale solo l’idea ripugna lo stomaco e la mente”.

Dopo scuole per cani, nutrizionisti per gatti, negozi di abbigliamento per pet, e da ultimo (c’è una proposta del M5s depositata al consiglio regionale del Lazio) cimiteri per gli amici a quattro zampe, siamo dunque giunti al passo supremo nell’equiparazione tra uomini e bestie: la tutela giuridica. Come scrive nella sua proposta di legge la senatrice De Petris d’altronde: “Le disposizioni relative ai diritti civili si applicano anche agli animali”.

Non c’è forza politica che non si ingegni a trovare nuove leggi. Nulla, sembrerebbe unire i partiti come gli animali. “È inevitabile, lo dicono i numeri”, spiega al Foglio la direttrice di Euromedia Research Alessandra Ghisleri. “In italia ci sono più animali domestici che cittadini, sono 62 milioni, il fatturato dell’industria alimentare per animale vale quasi 2,5 miliardi, solo le lettiere per gatto fatturano 78 milioni di euro, con gli animaletti ci fai un pezzetto di finanziaria. Non c’è elettore, me compresa, che nella sua vita non abbia avuto a che fare con una bestiola, ecco perché il tema è così importante per i politici”. Insomma gli animali sono per gli italiani un po’ come la casa: non li devi toccare. “Di più”, chiosa Ghisleri. “Perché la casa è un bene materiale, mentre l’animale è un bene affettivo e di compagnia. Avere un pet non è né di destra, né di sinistra, né di centro, né sovranista, né europeista, gli si vuole bene come a un componente della famiglia, di certo per vincere le elezioni non bastano le foto con cani, gatti o vitellini, né istituire nuovi reati o diritti, ma sicuramente queste decisioni non dispiacciono agli elettori”.

Gianluca De Rosa
fonte IL FOGLIO