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I cani pronti a fiutare le tracce di Coronavirus

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Un esperto veronese sperimenta il metodo con quattro esemplari
“Così il tampone potrebbe essere fatto solo alle persone segnalate”

I cani e il loro fiuto cruciali anche per individuare il coronavirus. Con il loro tartufo sono in grado di captare ogni tipo di odore, e potrebbero rappresentare una svolta eccezionale anche nel rivelare la presenza di positività al coronavirus.
Il fiuto dei cani si rivela ancora una volta uno strumento essenziale, come racconta Roberto Zampieri, istruttore cinofilo veronese già noto a livello nazionale per il suo lavoro di preparazione dei cani allerta nel diabete, e ancor prima per l’individuazione di bocconi avvelenati e di dispersi.
Il progetto è iniziato come studio a livello cinofilo già intorno a marzo, durante il primo lock-down ” spiega Zampieri. “Ma fino ad oggi c’erano ancora forti perplessità dovuti ad alcuni aspetti in particolare: bisognava capire come evitare il rischio che l’operatore si potesse infettare nel compiere l’indagine sui potenziali positivi, e che il cane diventasse portatore del virus attraverso il contatto ravvicinato con il paziente. Ma soprattutto bisognava capire su quale campione biologico umano lavorare”.

Gli studi all’estero

Nel frattempo, altri studi condotti all’estero avevano già rilevato la capacità del cane di segnalare con assoluta correttezza un positivo. Sulla rivista Nature sono state rese note le ricerche condotte da diversi istituti e che dimostrerebbero la capacità dei cani di riconoscere l’odore del virus. E così si scopre che nell’università di medicina veterinaria di Hannover, in Germania, il team del professor Holger Volk sta addestrando otto cani con campioni prelevati da bocca e trachea di sette persone ricoverate in ospedale per Covid 19 e sette persone sane: gli animali hanno identificato l’83 per cento dei casi positivi e il 96 per cento di quelli negativi. E potrebbero essere di importanza cruciale in luoghi dove sono necessarie indagini rapide e massive, come gli aeroporti, gli stadi, o i grandi eventi.
I diciotto cani addestrati dall’Università Saint Joseph di Beirut hanno sottoposto a screening 1.680 passeggeri, individuando 158 casi positivi poi confermati dalle analisi.
La dottoressa Cynthia Otto, in Pennsylvania, sta guidando una ricerca utilizzando campioni di sudore prelevati da centinaia di magliette indossate durante la notte da soggetti positivi e negativi al coronavirus. Infine un gruppo di ricerca presso la Scuola Nazionale di Alfort, vicino a Parigi, ha condotto uno studio, pubblicato sul server di prestampa BioR-xiv, che dimostra come gli otto cani addestrati abbiano identificato i positivi con una precisione superiore all’85 per cento.

L’addestramento in Italia

Aldo La Spina, direttore operativo di Medical Detection Dog Italia, ha iniziato a contattare alcune strutture sanitarie proponendo di mettere in moto questa ricerca e ha avuto riscontro positivo, avviando una collaborazione con l’Università Veterinaria di Milano e un team di virologi. E ha interpellato proprio il veronese Roberto Zampieri per svolgere la parte pratica. “In laboratorio vengono usati campioni prelevati dal sudore, che non è infettante rispetto alla saliva e a sostanze organiche provenienti dagli organi respiratori”, spiega ancora Zampieri. “Per ora stiamo lavorando insieme a quattro cani, che stanno seguendo un percorso di formazione”.
E specifica il massimo rispetto per gli animali: “Come avviene per i cani allerta nel diabete o nel riconoscere i bocconi avvelenati, l’addestramento si svolge sotto forma di gioco, senza arrecare alcun danno di salute ai nostri quattrozampe, e senza stressarli. Come sempre il benessere degli animali resta una condizione imprescindibile”.
Un progetto che si prepara a diventare nazionale. Oggi il progetto si sta preparando a decollare in tutta Italia, e saranno individuati professionisti nel settore medico e cinofilo che vorranno mettersi in gioco con questa nuova sfida che potrebbe avere un impatto straordinario anche a livello di costi per la sanità.
Un esempio? “Se si entra in una scuola o in una fabbrica o in un qualsiasi luogo di lavoro che vede la presenza di più persone, il tampone potrà essere fatto esclusivamente alle persone segnalate dal cane, che individua anche i portatori sani del virus grazie a particolari emissioni molecolari riconoscibili per il suo tartufo. Se gli interventi dei cani si potessero organizzare in tutti i luoghi di assembramento potenziale, per esempio scuole, stazioni o mezzi pubblici, ci potrebbe essere un risparmio enorme sui tamponi, che a quel punto potrebbero essere effettuati in modo mirato e in quantità decisamente minore”.

 

fonte Silvia Allegra
L’Arena