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Maurizia, paraplegica, in ufficio con il cane Emma: «Mai conosciuto così tanti colleghi»


Il Golden Retriever addestrato apre le porte con le zampe e accende la luce alla padrona, su una sedia a rotelle in seguito a un trauma

Maurizia ed Emma sono inseparabili. Si sono conosciute il 29 maggio del 2017, il giorno del compleanno di Maurizia. E dal mese successivo vivono insieme, con reciproca dedizione. «Emma è la mia migliore amica: premurosa e dolce, ma anche testarda e permalosa quasi quanto me». Non solo: dallo scorso giugno sono diventate anche colleghe. Maurizia ed Emma lavorano nello stesso ufficio, al 16° piano del grattacielo di Intesa Sanpaolo, la sede torinese dell’omonimo gruppo bancario. Sono impiegate presso la Direzione Legale e Contenzioso. All’ora di pranzo si concedono un bel giro insieme ai giardini all’ombra di quel colosso di 37 piani e 167,25 metri, dove lavorano più di 2.000 persone. E alle 18, spesso alle 18.30, rientrano a casa.

Maurizia ha 45 anni ed è avvocato, l’avvocato Picollo. Emma ne farà 2 a marzo, ed è una splendida Golden Retriever. Due zampe in più e quattro ruote in meno della sua amica-collega, sulla sedia a rotelle a causa di una paraplegia post traumatica. Per garantire maggiore serenità a Maurizia, la sua azienda si è spinta oltre quanto previsto dagli accordi Stato-Regioni in materia di service dog, un nome bruttino per definire un compito bello e nobile. La legislazione è ancora scarsa, gli unici effettivi riferimenti sono per i cani guida dei non vedenti e non per i cani da accompagnamento ai disabili motori.

Come? Imparando ad aprire e chiudere le porte con le zampe, ad accendere e spegnere la luce e persino a raccogliere e consegnare oggetti, utilizzando la bocca. Qualche inevitabile difficoltà con i maniglioni antipanico e gli oggetti metallici più scivolosi. Per rendere l’open space davvero open, e quindi aperto anche a un quadrupede come Emma, i responsabili della Direzione dove lavora Maurizia hanno proposto con slancio l’idea e diverse entità del gruppo hanno lavorato in sinergia: è il caso degli uffici per il Welfare, la Normativa, la Tutela Aziendale, la Gestione e gli Immobili. Che, fatte le verifiche del caso, hanno dato il via libera alla nuova collega Emma.

«L’impegno verso la gestione della disabilità è parte di un programma della nostra azienda nell’ambito del sistema di welfare integrato che, anche grazie a un costante confronto con le organizzazioni sindacali, si arricchisce di nuove soluzioni per favorire l’inclusione», spiega Paola Pellegrinuzzi, che segue queste tematiche nel Welfare di Intesa Sanpaolo. Nel grattacielo Le ricadute di questa esperienza sono ottime. Non soltanto per Maurizia, che comunque ringrazia Emma per averla aiutata a smussare certi suoi spigoli caratteriali, permettendole di mostrare «il mio lato più dolce e malleabile anche in ambito lavorativo, dove forse prima sembravo un po’ più severa». Dopo una fase sperimentale, con un periodo di inserimento graduale – per prendere confidenza con gli ampi spazi comuni dell’azienda, gli ascensori «sospesi» sulla città e i metal detector – l’ingresso di Emma in ufficio ha avuto effetti positivi anche per i colleghi.

Altro che Facebook, con lei la socializzazione è reale e non virtuale. «Non ho mai conosciuto tante persone all’interno della banca, una struttura grande e piuttosto dispersiva. Emma catalizza l’attenzione e depista in qualche modo quegli sguardi che una volta andavano dritti sulla mia sedia a rotelle». Emma non scodinzola in automatico: «È stata un po’ inibita durante l’addestramento proprio perché quando è al guinzaglio, di fianco alla sedia, è importante che mantenga un atteggiamento controllato». E se sembra un po’ pigra, vagamente sulle sue, è perché «oltre ad aiutarmi, al mattino e durante la pausa pranzo fa abbuffata di corse ai giardini, dove tra un po’ ci chiederanno di pagare l’Imu per occupazione del suolo pubblico», conclude Maurizia mentre la sua amica-collega Emma si gode il paesaggio dalle vetrate del grattacielo con vista su un futuro in cui certe buone nuove sulla questione «cane in azienda» facciano meno notizia.

Timothy Ormezzano
(fonte Corriere.it)