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È lecito per un cane prendere cibo dal nostro tavolo? In qualche caso sì. Vi spiego quando e perché

Primavera: depuriamo il fegato dei nostri amici!
22/04/2022

La scomparsa di una caciotta e di un salamino apre una riflessione sul concetto di possesso nei nostri quattrozampe. Comprenderlo ci aiuta ad adottare le giuste «contromisure»

L’altro giorno, di ritorno dal paese, ho sistemato come al solito la spesa fra dispensa e frigorifero, lasciando però sul tavolo della cucina — e un po’ troppo vicino al bordo — un salamino e una caciotta che sarebbero serviti per la cena. Non ho più fatto caso ai preziosi acquisti fino al pomeriggio inoltrato: ma quando sono tornato in cucina, erano scomparsi. Scartata l’ipotesi dei fantasmi, e dopo aver verificato di non aver inavvertitamente messo in frigo caciotta e salame, non è stato difficile concludere che erano stati i cani. Probabilmente Sandro, che è sempre il più affamato, o forse Valentino, che nel suo passaggio dall’adolescenza all’età adulta non ha ancora smesso di ficcare il naso un po’ ovunque.

Sono uscito in giardino in cerca di tracce della refurtiva, ho dato un’occhiata fra i denti dei sospettati (i cani non amano particolarmente farsi aprire la bocca, ma devono essere abituati ad accettarlo perché, in caso di necessità, può essere risolutivo), ma naturalmente non ho trovato nulla.

La verità è che chi ha preso la caciotta e il salamino dalla tavola incustodita ha fatto benissimo: non ha infranto alcuna regola, ma si è semplicemente appropriato di una cosa che (nella mente del cane) non aveva proprietari ed era dunque a disposizione. Attenzione, i dettagli sono importanti: «a disposizione» significa che il cibo era sul bordo del tavolo, e dunque a portata di naso e di bocca: il ladro non si è alzato sulle zampe posteriori, non ha rovesciato qualcosa, tanto meno è saltato da qualche parte. Si è semplicemente servito. Se fossi stato presente, non sarebbe successo nulla, perché i cani avrebbero saputo che quel cibo era mio e non si sarebbero neppure avvicinati. La controprova, del resto, è abbastanza frequente: gli aperitivi con gli amici sotto il portico prevedono un buon assortimento di formaggi e affettati — secondo l’usanza sabina del «tagliere» — disposti su un tavolino alto non più di una quindicina di centimetri. I nostri cani non soltanto non si avvicinano neppure ad annusare o, peggio, a elemosinare qualcosa, ma si tengono a distanza dal tavolo anche quando rimane incustodito — non troppo a lungo, però, perché altrimenti il mio diritto di proprietà, per dir così, scade, e il cibo torna di dominio pubblico.

Nei cani infatti il possesso si esprime e si garantisce con la prossimità: se sono accanto ad una fetta di salame, quella fetta è mia anche se non la tocco né la mangio per ore; se invece la lascio incustodita per un certo periodo di tempo, vuol dire che non mi serve più e dunque chiunque può disporne. È un sistema ragionevole, non credete? Bonnie, che ha l’abitudine di mangiare lentamente e con lunghe pause, con gli altri cani si comporta proprio così: resta accanto alla ciotola e ringhia se qualcuno (non noi, naturalmente) si avvicina, per sottolineare vocalmente il suo possesso; ma quando si sente sazia, si allontana di qualche passo e, se Sandro per esempio si avvicina, lo lascia tranquillamente passare e gli consente senza problemi di svuotare la ciotola.

Obietterà qualcuno che ai cani andrebbe insegnato a non rubare dalla tavola, anche quando la tavola è incustodita. Si può fare, naturalmente, e non è particolarmente difficile. Ma questo è uno di quegli insegnamenti che personalmente giudico superflui: sull’argomento esiste già, infatti, un codice condiviso nel mondo canino, ed è sufficiente rispettarlo. Se il formaggio deve stare in tavola per tutto il giorno, basta collocarlo al centro anziché sul bordo.

di Fabrizio Rondolino
fonte corriere.it