Per i proprietari di cani più rodati il microchip non è altro che l’evoluzione dell’oramai scomparso tatuaggio al cane, ma per altri è un mistero. Questo è un gravissimo problema per la società, poiché un cane non randagio privo di microchip può creare notevoli disagi burocratici o legali – in base alla gravità dell’accaduto – e può essere sanzionato con multe non poco esose. Vediamo insieme cos’è e perché è importante che un cane lo abbia!

Che cos’è il microchip?

Con microchip per cani si intende una capsula in vetro biocompatibile che viene inserita sotto pelle all’altezza del collo del cane – pressappoco sotto l’orecchio sinistro dell’animale – e al suo interno vi è un codice alfanumerico di quindici cifre che potrà essere scannerizzato con attrezzo apposito e che rimanderà all’anagrafe canina.

Perché il microchip quando esisteva il tatuaggio? Come anticipato e come molti sicuramente ricorderanno, molti anni fa si era soliti fare un’anestesia totale all’animale e tatuargli sull’interno coscia – dove vi è meno pelo ed è più visibile – un codice che rimandava all’anagrafe comunale o regionale.

Infatti, la norma di riferimento era la legge numero 281/1991, i suoi articoli – soprattutto l’articolo 3 comma 1 – delegavano la responsabilità anagrafica dei cani di proprietà alle Regioni, le quali stabilivano che entro sei mesi dall’entrata in vigore di suddetta legge ogni proprietario di cane avrebbe dovuto iscrivere il proprio animale d’affezione al registro nascite canino o anagrafe canina e in seguito avrebbe dovuto apporre il codice inerente sul corpo dell’animale tramite tatuaggio indolore grazie all’anestesia.

Questa pratica però comportava molteplici disagi per l’animale – come sappiamo l’anestesia deve essere limitata ai singoli casi necessari, poiché può creare problemi sugli organi interni come fegato e reni – e inoltre il tatuaggio con gli anni tendeva a scolorire rendendo poco chiaro il codice necessario all’identificazione del proprietario dell’animale.

Ecco perché nel 2004 è entrata in vigore la Legge numero 18/2004, la quale non delegava più la responsabilità alle Regioni, ma specificava che entro sessanta giorni dalla nascita dell’animale il responsabile di tale animale – anche in caso esso non sia il proprietario definitivo del cane – dovrà registrare l’animale attraverso la banca dati dell’ASL grazie ad una capsula in vetro biocompatibile conosciuta come microchip. Questa ha come pregio l’impossibilità di scolorire o divenire illeggibile e soprattutto rende inutile l’anestesia in questo frangente, poiché l’animale non soffre durante il suo inserimento.

A chi è intestato il microchip?

Come abbiamo potuto notare poc’anzi non è sempre il proprietario ultimo del cane a dover iscrivere regolarmente il cane al registro dell’anagrafe canina. Infatti, in caso di allevamento ufficiale di cani di razza, bisognerà  iscrivere la cucciolata all’anagrafe canina dichiarando come primo proprietario l’allevamento/allevatore ufficiale.

Durante la vendita bisognerà poi, redigere un documento ufficiale per il cambio di proprietario, il quale verrà poi inviato all’anagrafe canina di pertinenza – ovvero il registro ASL – per poter notificare il cambio di proprietario.

In caso, invece, aveste avuto una cucciolata imprevista a casa, sarete voi proprietari della femmina a doverli registrare all’anagrafe canina a vostro nome. Ciò poiché è vietato dalla legge vendere o cedere cani di età inferiore ai sessanta giorni di vita ma per legge non si può registrare un cane oltre i sessanta giorni dalla nascita.

In caso di cane randagio dalla nascita o comunque mai registrato e trovato da un volontario e portato in canile, sarà il Comune stesso o il volontario a fare la registrazione, in attesa di nuovi proprietari.

Ricordiamo, infine, che l’iscrizione anagrafica può essere anche solo parzialmente ceduta, soprattutto in caso di allevamenti importanti, ove di solito il proprietario dell’allevamento tutela la propria nomina vendendo il cane ma mantenendo metà dell’iscrizione, così da avere diritto di veto sull’accoppiamento o la sterilizzazione del cane stesso.

Perciò, è importante essere a conoscenza dell’attuale intestazione del cane che si detiene, così da non incorrere in sorprese indesiderate.

Quanto costa il microchip per cani?

Precisiamo che il costo di applicazione cambia se fatto da un ASL o da un veterinario privato e soprattutto può variare in base alla regione, ma in media il costo è di 28 euro totali, di cui 15 euro saranno l’applicazione del microchip, 5 euro saranno la registrazione e 8 euro saranno inerenti al rilascio del documento anagrafico.

Questa ovviamente è una stima e dovrà essere concordata dal veterinario presso cui vorrete effettuare la pratica.

Ma quali sono i dati presenti nel microchip? In esso potremmo trovare il famoso codice alfanumerico precedentemente citato, che rimanderà ai dati del proprietario del cane o dell’attuale detentore, oltre al nome, la razza, il sesso, l’età e i segni riconoscitivi dell’animale, proprio come per una carta d’identità.

Saranno inoltre presenti le informazioni rispetto alla sterilizzazione o al cambio di proprietario sia nella stessa regione che nella regione diversa, il cambio di residenza se effettuato. Nel chip potrà risultare anche la segnalazione di cane smarrito o rubato come del decesso dell’animale.

Ecco perché la sua presenza oltre che legalmente vincolante è assolutamente necessaria, ma vediamo come registrare il cane all’anagrafe canina tramite microchip.

Come registrare il cane all’anagrafe canina?

Abbiamo appena preso un cucciolo o un cane adulto che per qualsiasi motivo non sia fornito di microchip e vogliamo effettuare entro quindici giorni – quelli obbligatori per legge – l’iscrizione all’anagrafe canina? Bisognerà recarsi presso un veterinario ASL o un veterinario privato con la propria carta d’identità e codice fiscale e richiedere la pratica di microchip.

Ricordiamo che nel primo caso – ovvero attraverso il servizio veterinario ASL – bisognerà rimborsare solo le spese del materiale utilizzato, mentre recandosi da un veterinario libero professionista – ovviamente autorizzato – bisognerà pagare una parcella, dal professionista stesso decisa.

A questo punto, il veterinario – dopo aver fatto compilare i documenti appositi – inserirà una siringa al cui interno vi è il microchip nella pelle del collo del cane, dove potrà inserire in modo sottocutaneo la capsula. Il veterinario rilascerà la documentazione al proprietario e la procedura sarà ufficialmente ultimata.

Cane senza microchip: cosa si rischia?

Prima di parlare dei rischi a livello economico, parliamo di quelli a livello emotivo. Se si detenesse un cane senza microchip e questo scappasse o si perdesse per qualche motivo ci sarebbe la concreta possibilità che il cane venga microchippato – magari in un comune limitrofo – e venga poi dato in adozione a persone terze.

In caso di cane di razza, potrebbe essere rubato e in seguito venduto a terzi e sarebbe molto difficile dimostrare la proprietà del suddetto animale.

Quindi, per evitare problematiche soprattutto di sofferenza emotiva, sarebbe opportuno poter dimostrare la proprietà del proprio animale d’affezione e l’unico modo per farlo è aver microchippato il proprio cane. Ma vediamo a livello legale e monetario quali sono le conseguenze di una mancata iscrizione all’anagrafe canina.

In caso una guardia zoofila – anche solo durante una normale passeggiata – riscontri che un cane di più di sessanta giorni risulta essere sprovvisto di microchip, potrà effettuare una sanzione che va dai 104 euro ai 259 euro, oltre a ciò il proprietario del cane può ricevere ulteriori sanzioni se:

  • il cane non è iscritto all’anagrafe canina. In questo caso la sanzione al proprietario parte da 78 euro e può arrivare a 233 euro
  • se il cane è scomparso, morto o è stato trasferito ad altro proprietario e ciò non viene denunciato. Anche in questo caso la spesa parte da 78 euro e può arrivare a 233 euro
  • se il cane che proviene dall’estero o da un’altra Regione non viene iscritto all’albo della Regione in cui ci si trova. Anche qui la spesa parte da 78 euro e può arrivare ad una sanzione massima di 233 euro.

Ciò significa che in caso perdessimo il nostro cane – adulto e non microchippato e magari “comperato” come di razza ma proveniente dai paesi dell’Est – e questo venisse in seguito trovato e fosse possibile scoprire di chi è la proprietà del cane, il proprietario che non ha denunciato la sua scomparsa si ritroverebbe a pagare una spesa massima di ben novecentocinquantotto euro. Quasi 1.000 euro di sanzione per non aver regolarmente registrato il proprio amico animale, oltre al dispiacere e all’ansia di non poter magari vedere mai più il proprio amato cane, poiché scappato.

Ovviamente questa regola è stata pensata soprattutto per evitare il randagismo e l’abbandono degli animali che purtroppo è un fenomeno ancora troppo frequente.

Questo perché, in caso di abbandono volontario del cane, il codice penale è molto chiaro: l’articolo 727 afferma che chiunque abbandoni o detenga un animale in maniere non conformi alla sua natura e che gli arrechino sofferenze, dovrà subire l’arresto fino ad un anno o pagare un’ammenda che parte da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 10 mila euro.

fonte Trend OnLine